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ECCO LA STORIA DELL'AUTANI

Venerdì, 13 Luglio 2007

ECCO LA STORIA DELL'AUTANI C'è una consuetudine di devozione paesana che sorprendentemente è sopravvissuta attraverso i secoli fino a noi, e che invece di conoscere un progressivo abbandono, dopo una leggera flessione negli anni '60, riscuote un'adesione ed una popolarità che va crescendo di anno in anno, senza venire inficiata dalla tendenza a conformare ogni tradizione a esigenze turisti che e scopi utilitaristici.

Anche i giovani sempre più numerosi la vanno riscoprendo dandosi convegno per l'appuntamento estivo da un anno con l'altro. Tale fenomeno devozionale, siamo certi, non ha riscontro in alcuna altra valle alpina.

Stiamo parlando dell' Autani di Set frei, dei sette fratelli, la cui ricorrenza cade la domenica più vicina al dieci di luglio. Il nome ricorda la celebrazione della festa dei sette Fratelli Martiri, ed anche le sette cime al cospetto delle quali si cammina, a cavallo fra le valli Antrona e Bognanco. L'origine della processione è molto antica, e risale comunque prima della peste del 1640, alla quale la credenza comune l'attribuisce come voto di grazia e protezione.

L'appellativo ontani è, molto probabilmente, una contrazione dialettale di litanie, cioè quelle preghiere ripetitive e cadenzate recitate e anche cantate, nel corso delle manifestazioni processionali. Il De Maurizi, storico ossolano che fu anche parroco di Montescheno, scrive nel suo Montescheno, profili storici: “Questa proces¬sione, che riveste una certa reminescenza pagana, riesce però quasi sempre decorosa e devota, e pare sia stata istituita in epoca assai remota, per implorare l'aiuto divino contro i danni della grandine”.

Nel 1792, una lettera del prevosto al vescovo di Novara recita: “... A questa processione concorre il nervo della brillante gioventù dell'uno e dell'altro sesso, munita di buona provvisione... Potrebbe essa considerarsi pericolosa per la gioventù attese le frequenti salite e discese, che debbon si fare nel giro dei monti, nonostante tutte le precauzioni che si usa, col comandare alle donne che nelle salite tengano il luogo dopo gli uomini, e nel discendere precedano gli stessi uomini, per cosi procurare il più possibile modestia ed onestà”.


da :  “Le autani di Valle Antrona” – Giulio Frangioni – Ed. Grossi

 
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